
Dopo l’ennesimo comunicato dell’UAAR (Unione Atei e Agnostici Razionalisti), che accusa l’insegnamento della religione cattolica di essere l’unico caso di “smaccato clientelismo” nella scuola pubblica, intervengono il SAIR e la Fensir.
L’UAAR ha sostenuto, ancora una volta, che chi insegna religione cattolica sarebbe obbligato per legge a “impartire insegnamenti conformi alla dottrina della Chiesa” e che percepirebbe lo stipendio statale grazie a una “raccomandazione”, ossia la lettera di idoneità rilasciata dal vescovo a suo insindacabile giudizio. Una posizione che ha sollevato l’indignazione e il disappunto di diversi operatori del settore, nonché di sindacati che da anni si occupano della tutela di questi docenti.
A replicare è Mariangela Mapelli, segretaria nazionale del SAIR (Sindacato Autonomo Insegnanti di Religione), aderente alla FENSIR (Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca):
“I docenti di religione non sono assunti tramite una smaccata forma di clientelismo, bensì, nella quasi totalità delle diocesi, prima di accedere all’insegnamento sostengono un esame di idoneità che valuta soprattutto le competenze pedagogiche. Lo dimostra anche il concorso straordinario per docenti di religione in corso, il cui programma di esame è identico a quello previsto per qualsiasi altro concorso pubblico nella scuola. Anche il percorso di formazione di un insegnante di religione è strutturato sul modello universitario(dal 1984) tra discipline come pedagogia, psicologia, filosofia e molto altro, oltre a tutto ciò che concerne la teologia. Un percorso do studi pienamente riconosciuto nel processo di Bologna al pari degli altri percorsi universitari. Senza un titolo di studio adeguato non si accede all’insegnamento, se non per supplenze brevi (dimostrando una formazione in corso), come del resto avviene anche per altre discipline””
Ma è Giuseppe Favilla, segretario generale della FENSIR, a entrare più a fondo nella questione e a proporre soluzioni concrete:
“Se davvero vogliamo rendere più trasparenti le assunzioni a tempo determinato e indeterminato, guardiamo all’esempio virtuoso della diocesi di Bolzano, dove un accordo tra Sovrintendenza scolastica e Diocesi ha istituito le Graduatorie Provinciali per le Supplenze inserendo anche l’IRC, Si potrebbe estendere questo modello in tutta Italia, normandolo tramite un’intesa tra CEI e MIM costituendo graduatorie regionali su base diocesana per incarichi annuali e supplenze, per superare una volta per tutte la sterile polemica sul fatto che gli insegnanti di religione siano pagati dallo Stato ma scelti dal Vescovo.”
Favilla risponde anche alle critiche sull’idoneità vescovile, spesso considerata una forzatura confessionale:
“Se un docente deve insegnare cristianesimo e cattolicesimo, è logico che debba conoscerne e condividerne la dottrina. Non si può pretendere, ad esempio, che un insegnante di inglese non conosca la lingua inglese almeno a livello C1 e non può odiare ciò che insegna o navigare contro la propria disciplina. Lo stesso vale per tutte le discipline: competenza e coerenza sono fondamentali.”
Infine, il segretario della Fensir affronta anche la questione dei “non avvalentisi”, spesso citata dall’UAAR per sostenere la progressiva perdita di interesse per l’insegnamento della religione cattolica:
“È vero, i dati mostrano un calo, soprattutto nella secondaria di secondo grado. Ma questo è legato anche al modo in cui oggi viene percepita la materia, spesso difficile da mediare con la sensibilità degli adolescenti storditi da disvalori. Se rendessimo opzionali anche altre discipline e le spostassimo in orario extrascolastico, i risultati sarebbero probabilmente gli stessi, se non peggiori. E lo vediamo in quei casi di sperimentazione di scuola aperta al pomeriggio con l’insegnamento delle altre discipline…”
Il confronto, insomma, non può più limitarsi a slogan o stereotipi, ma deve tenere conto della complessità del sistema scolastico, delle esperienze sul campo e delle soluzioni già esistenti che possono garantire trasparenza, merito e qualità nell’insegnamento della religione cattolica. Il mondo sindacale dei docenti di religione, ben più ampio dello Snadir spesso citato, è pronto a dare il suo contributo.